Un po’ di storia…
Montecalvo Irpino è un comune italiano di 3 475 abitanti, è localizzato nel settore Nord della
provincia di Avellino, al confine con quella di Benevento. Il comune, sorto a un’altitudine di 623 m
s.l.m. a monte della confluenza fra il torrente Miscano e il fiume Ufita, fa parte della Comunità
montana dell’Ufita in quanto il suo territorio, per lo più argilloso e tufaceo, è prevalentemente
montano. L’agro comunale si estende per una superficie di 53,50 km², con un’altitudine che varia
dai 151 ai 700 m s.l.m., con un’escursione di 549 m. Tipiche del territorio rurale di Montecalvo
Irpino sono le Bolle della Malvizza, ossia i vulcanetti di fango che spuntano nel mezzo della valle
del Miscano. Una frequentazione stabile della zona fin dall’età romana è attestata dal
rinvenimento di strutture murarie riferibili ad una villa rustica in località Tressanti (sul confine con
Ariano Irpino), nonché dal materiale archeologico proveniente da necropoli ed aree segnalate in
varie altre località del territorio comunale.
La prima notizia storica di Montecalvo è contenuta in un documento del 1096, in cui si fa
riferimento all’invio di circa sessanta armati di quella zona nella spedizione in Terrasanta voluta da
Guglielmo il Buono. La cronaca di Alessandro Telesino ricorda che nel 1137 re Ruggero II, sovrano
normanno in guerra con il conte di Avellino, si accampò ai piedi del castello di Montecalvo. Nel
Catalogo dei baroni risulta che la prima famiglia feudataria fu quella dei Potofranco. In seguito alle
distruzioni provocate dalle truppe di Manfredi di Svevia, il feudo venne concesso dapprima al
nobile Matteo Diletto (1276) e poi donato dal re Carlo I d’Angiò al salernitano Giovanni Mansella
Dalla fine del 1300 Montecalvo seguì le vicende della contea di Ariano, alla quale rimase aggregata
durante i governi dei de Sabran, degli Sforza e dei Guevara. Il violento terremoto del 1456
determinò lo sprofondamento di parte del centro abitato (probabilmente nel Fosso Palumbo) e la
successiva espansione urbana fuori dalle mura, che non furono più ricostruite. Nel 1486 il feudo
passò sotto il diretto governo della Regia Corte e otto anni più tardi fu venduto, assieme ai feudi di
Corsano e Pietrapiccola, dal re Alfonso II d’Aragona a Ettore Pignatelli, duca di Monteleone e
viceré di Sicilia. Costui gestì le rendite provenienti dal territorio fino al 1501, anno in cui il paese fu
venduto ad Alberico Carafa primo duca di Ariano. Durante la breve dominazione francese, che
ebbe inizio nello stesso anno 1501, signore di Montecalvo fu Pietro del Rohan, maresciallo di
Francia e fedelissimo di re Ludovico. Ristabilito il potere spagnolo, re Ferdinando il Cattolico
restaurò il ducato arianese che, con Montecalvo, tornò in possesso di Alberico Carafa.
Nel 1505 Montecalvo fu donata da questi al figlio secondogenito Sigismondo, che nel 1525 ne fu
nominato conte. Per quasi un secolo i Carafa amministrarono la contea di Montecalvo, fino a
quando, nel 1594, fu acquistata da Carlo Gagliardi, che nel 1611 si fregiò del titolo di duca. Alla sua
morte, nel 1624, il ducato tornò alla famiglia Pignatelli, a cui appartenne fino al 1806, anno
dell’abolizione dei diritti feudali nell’Italia meridionale. In epoca borbonica Montecalvo fu uno dei
centri più attivi della Carboneria in Irpinia. In occasione dei moti costituzionali del 1820-1821 da
Montecalvo infatti partirono numerosi volontari che combatterono contro gli austriaci nella
battaglia di Antrodoco, sotto il comando di Guglielmo Pepe. All’epoca del regno delle Due Sicilie il
comune era capoluogo di circondario (con giurisdizione sui comuni di Casalbore e Sant’Arcangelo
Trimonte) nell’ambito del distretto di Ariano. Successivamente, in epoca post-unitaria, Montecalvo
fu invece capoluogo di mandamento (con giurisdizione sugli stessi due comuni) nell’ambito del
circondario di Ariano di Puglia.Nei primi decenni del XX secolo a Montecalvo Irpino trovarono
ampia diffusione gli ideali socialisti tra intellettuali e braccianti, in lotta per ottenere migliori
condizioni di vita. Anche durante il Ventennio infatti rimase attivo l’antifascismo, soprattutto ad
opera di esponenti storici del socialismo locale, quali il farmacista Pietro Cristino e i confinati
politici provenienti da altre regioni (come il comunista Concetto Lo Presti).
Nel 1944 fu fondata la locale sezione del Partito Comunista Italiano, intitolata a Giuseppe Cristino
(volontario caduto nella Guerra civile spagnola combattendo nelle Brigate Internazionali). Nel
1946 l’alleanza tra socialisti e comunisti, sancita dalla creazione della lista frontista de “La Spiga”,
riuscì a vincere le prime elezioni amministrative del dopoguerra, eleggendo come sindaco il
socialista Pietro Cristino. In occasione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 Montecalvo
Irpino fu uno dei 14 comuni della provincia di Avellino in cui vinse la Repubblica, e fu il comune
irpino in cui la Repubblica ottenne il maggior numero di voti (62%). Nel corso dei secoli il paese è
stato flagellato da diversi terremoti. In particolare il sisma del 1688 e quello del 1962 hanno
distrutto diverse chiese, causato gravi danni al palazzo ducale e alla Chiesa di Santa Maria Assunta,
di cui nel 1981 fu anche abbattuto il campanile.




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